L’olio e le isole del Mediterraneo

L’olio e le isole del Mediterraneo

Tutelare le produzioni agroalimentari con tecniche sostenibili e trasmettere al consumatore i migliori strumenti per una scelta consapevole: sono i princìpi che, secondo Slow Food, dovrebbero sostenere le politiche produttive degli oli – in particolare in Italia.

L’associazione gastronomica rileva che attualmente il mercato dell’olio è caratterizzato, soprattutto nella GDO, si trovano bottiglie non italiane, con etichette povere e nebulose, una filiera poco documentata e un prezzo particolarmente accattivante.

Le etichette e le informazioni da esse coadiuvate sono strumenti necessari per tutelare il consumatore e garantirgli non solo i parametri di qualità del prodotto, ma anche – e soprattutto – il rispetto della tradizione e del territorio. Che si raggiungono, ad esempio, facendo a meno nella coltivazione di fertilizzanti di sintesi e diserbanti chimici; adottando buone pratiche agronomiche per evitare l’erosione e smottamenti dei terreni.

Il rapporto tra l’olio e le isole del Mediterraneo – sia le numerose isole che insistono sulla nostra penisola, che le tante straniere e in particolare le isole della Grecia. Prima di focalizzarci su di esso, però, riepiloghiamo l’andamento della produzione olivicola nel “Mare Nostrum”.

L’andamento della produzione olivicola del Mediterraneo nel 2021

Secondo i dati Ismea relativi alla produzione mondiale di olio di oliva per la campagna 2020/2021, l’andamento della produzione non è incoraggiante. A livello mondiale, si è registrata una flessione del -4% alla campagna precedente.

La produzione mondiale è pari a circa 3,06 milioni di tonnellate di olio d’oliva. I paesi dell’Unione Europea segnano un +7%, ma nel resto del continente si registra un -20%.  L’Italia registra una produzione in calo del 25%, sebbene con fortissime disparità territoriali: proprio il Sud e le isole “limitano” il crollo.

Nel resto del Mediterraneo, la situazione è altrettanto negativa. La Grecia registra un -4% rispetto al 2020, con 275mila tonnellate. In Portogallo si è assistito a un crollo peggiore anche dell’Italia, -29%. Anche in Tunisia la produzione è crollata, con -50% rispetto al 2020, 120mila tonnellate. Parziali eccezioni sono la Turchia, che si ferma con numeri paragonabili al 2020, e la Spagna, che segna +24% rispetto… al 2019, poiché la crescita è “solo” del 10% rispetto all’anno scorso.

L’olio nelle isole maggiori italiane

La produzione olearia delle isole maggiori italiane è elevata, sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo. Analizziamo nel dettaglio come si differenzia la produzione in Sicilia e Sardegna.

Sicilia

La Sicilia occupa il terzo posto in Italia per quantità di olio prodotto e rappresenta circa il 10% dell’intera produzione nazionale. I frantoi censiti annualmente sono 700 e  la sua coltivazione si estende per il 64% in zona collinare e per il 19% in montagna, mentre solo il restante 17% si coltiva in pianura.

L’olio d’oliva è un simbolo per la Sicilia: sono più di 100mila le aziende che producono annualmente circa 500 quintali di olio, una vera ricchezza per l’economia dell’intero Paese.

La zona di produzione si estende sui Monti Iblei, in massima parte sugli altopiani compresi tra le province di Siracusa, Ragusa e Catania. In queste zone predomina un’olivicoltura secolare, con piantagioni basse e asciutte.

Le sue piante si collocano in terreni collinari e in zone montagnose, che subiscono la benefica influenza del clima caldo e soleggiato dell’isola. Gli alberi sono vigorosi con un portamento assurgente, le chiome folte e cariche di foglie diritte color grigio perla dalla conformazione allungata e stretta, presentano la tendenza ad allargarsi all’apice. Esse sanno adattarsi perfettamente al clima temperato e ai terreni calcarei rocciosi tipici della zona.

La produzione di olio extravergine di oliva siciliano vanta alcuni oli di eccellenza, a denominazione di origine protetta, quali l’olio extravergine di oliva Monte Etna DOP, l’olio extravergine di oliva Monti Iblei DOP, l’olio extravergine di oliva Val di Mazara DOP, l’olio extravergine di oliva Valdemone DOP, l’olio extravergine di oliva Valle del Belice DOP e l’olio extravergine di oliva Valli Trapanesi DOP.

Sardegna

La produzione dell’olio d’oliva in Sardegna rappresenta un settore economico importante per l’isola. Coinvolge oltre 42mila ettari di territorio, poiché la regione possiede un clima piuttosto favorevole. Nello specifico l’alternanza tra il periodo siccitoso con le piogge autunnali e primaverili, consentendo all’intera coltivazione olivicola di estendersi in tutta l’isola.

La produzione annuale è di circa 90mila quintali di olio, pari a circa l’1,5% della produzione nazionale. I frantoi attivi sono 160. La provincia più produttiva è quella di Sassari, in particolare i comuni di Sorso Sennori e Alghero. L’area di produzione coinvolge però anche alla provincia di Cagliari.

La varietà olivicola principale della Sardegna è la Bosana o Palma di Alghero, situata nel territorio di Alghero. Si tratta di una pianta di medio vigore, con rami penduli e frutto ellittico, ovoidale. Negli ultimi vent’anni, nonostante la produzione delle olive sia stata più limitata, la Sardegna ha cercato di migliorare in maniera significativa le sue produzioni oleicole ottenendo numerosi riconoscimenti.

La produzione di olio extravergine di oliva sardo vanta alcuni oli di eccellenza, a denominazione di origine protetta, quali l’olio extravergine di oliva Sardegna DOP.

L’olio e Procida, capitale della Cultura Italiana 2022

Tra le tante produzioni autoctone dell’isola di Procida, scelta come Capitale della Cultura Italiana 2022, vi è proprio l’olio – affiancato agli altrettanto popolari vini.

Si tratta di un’eredità degli influssi magno-greci e da parte della tradizione dei Campi Flegrei. Si noti che parliamo di piccole produzioni, a volte addirittura a livello familiare: i vini proposti sono principalmente fiano e falanghina, per lo più proposti sfusi.

Lo stesso accade per gli oli, con produzioni piccole e che sicuramente meritano di essere valorizzate. Ma che possono essere già scoperte, raggiungendo l’isola in questi mesi estivi.

Una situazione simile a quella di Procida si verifica anche in altre isole italiane: in particolare le Eolie, i cui valori del suolo sono simili a quelli delle isole partenopee; le isole dell’arcipelago ponziano, che ricorda la produzione toscana.

Le ferie si avvicinano. E noi vi suggeriamo di trascorrerle in una delle isole della nostra penisola, tra i suoi saperi e sapori. Fedele nel gusto.